Come diventare quant trader? Il percorso di Andrea Unger nel trading sistematico

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Cerca “come diventare quant trader” e troverai spesso un percorso piuttosto preciso: laurea in matematica, statistica, fisica o informatica, eventualmente un master o un dottorato, solide competenze di programmazione e infine l’ingresso in un hedge fund, una banca d’investimento o una società di proprietary trading.

È un percorso reale, ma non è l’unico modo per applicare un approccio quantitativo ai mercati.

Bisogna infatti distinguere tra lavorare professionalmente come quant trader all’interno di un’istituzione finanziaria e utilizzare dati, statistiche e regole sistematiche per sviluppare strategie di trading come trader indipendente.

Andrea Unger ha seguito questa seconda strada.

Invece di costruire una carriera all’interno di un desk quantitativo, ha sviluppato nel corso degli anni un approccio sistematico basato su regole, backtest e analisi dei dati, applicandolo poi con capitale reale.

Un percorso che lo ha portato anche a vincere per quattro volte il World Cup Trading Championships®.

Vediamo quindi cosa significa davvero diventare quant trader e quali competenze servono a chi vuole avvicinarsi al trading quantitativo e sistematico senza intraprendere necessariamente una carriera accademica o istituzionale.

come diventare quant trader senza laurea o dottorato

Cosa fa davvero un quant trader?

Un quant trader utilizza dati, modelli matematici o statistici e regole definite in anticipo per prendere decisioni sui mercati.

Il termine, però, viene utilizzato per descrivere attività anche molto diverse tra loro.

In ambito istituzionale possiamo distinguere, semplificando, almeno tre figure:

  • Quant trader: utilizza modelli quantitativi per individuare ed eseguire opportunità di trading.
  • Quant developer: sviluppa e mantiene l’infrastruttura software necessaria per implementare modelli e strategie.
  • Quant researcher: ricerca, sviluppa e testa modelli matematici e statistici applicabili ai mercati.

All’interno di grandi istituzioni finanziarie queste attività possono essere affidate a professionisti differenti e raggiungere livelli di complessità matematica e tecnologica molto elevati.

Un trader sistematico indipendente opera invece in un contesto diverso.

Può utilizzare dati storici, statistiche, software e regole codificate per costruire e testare strategie senza necessariamente svolgere il lavoro di ricerca quantitativa avanzata tipico di alcuni hedge fund o trading desk.

Quant trader e trader sistematico sono la stessa cosa?

Non necessariamente. Un quant trader professionista può utilizzare modelli matematici e statistici estremamente complessi e lavorare all’interno di team specializzati.

Un trader sistematico, invece, basa le proprie decisioni su regole oggettive e verificabili, che possono essere testate sui dati storici e successivamente applicate ai mercati.

I due mondi possono sovrapporsi, soprattutto nell’utilizzo dei dati e della statistica, ma non sono sinonimi.

Ed è proprio questa distinzione che permette di capire perché non sia necessario seguire lo stesso percorso di un quant istituzionale per imparare a fare trading sistematico.

Prima ancora di scegliere una strada, però, può essere utile rispondere a una domanda più fondamentale: perché vuoi diventare un trader?

La risposta può cambiare completamente il percorso più adatto.

Serve un dottorato per diventare quant trader?

Dipende da cosa intendiamo per “diventare quant trader”. Se il tuo obiettivo è lavorare in un hedge fund, una banca d’investimento o una società di trading quantitativo, una solida formazione accademica in discipline quantitative rappresenta generalmente un requisito molto importante.

Matematica, statistica, fisica, informatica e discipline affini sono percorsi frequenti, così come master specialistici e, per alcune posizioni particolarmente orientate alla ricerca, dottorati.

Anche la programmazione può assumere un ruolo centrale. Ma questo è il percorso verso una professione specifica all’interno dell’industria finanziaria.

Se invece il tuo obiettivo è sviluppare un proprio approccio di trading quantitativo o sistematico, il problema cambia.

Non è necessario possedere le stesse credenziali accademiche richieste da un hedge fund. Diventa invece fondamentale acquisire le competenze necessarie per costruire regole, analizzarle sui dati storici, valutarne statisticamente i risultati e gestire correttamente il rischio.

Il confronto tra trader retail, hedge fund e banche d’investimento aiuta a comprendere proprio questa differenza: non si tratta necessariamente di livelli differenti dello stesso percorso, ma di contesti e obiettivi diversi.

Il percorso di Andrea Unger nel trading sistematico

Andrea Unger non ha costruito la propria esperienza nel trading seguendo il tradizionale percorso del quant researcher all’interno di un’istituzione finanziaria.

Ha invece sviluppato nel tempo un metodo sistematico applicato al trading, costruendo, testando e selezionando strategie basate su regole definite.

Il suo approccio non consiste nell’affidarsi a un singolo indicatore o nel tentare di prevedere discrezionalmente la prossima direzione del mercato. Si basa piuttosto sullo sviluppo di sistemi di trading, sulla loro verifica attraverso i dati storici e sulla costruzione di portafogli diversificati di strategie applicate a mercati differenti.

Questo percorso lo ha portato a partecipare con capitale reale al World Cup Trading Championships®, competizione che Andrea Unger ha vinto quattro volte.

Il punto interessante, però, non è semplicemente il risultato ottenuto. È il processo utilizzato per arrivarci.

Dal dato alla regola: come funziona un approccio sistematico

Alla base del trading sistematico c’è un principio relativamente semplice: una decisione di trading dovrebbe poter essere trasformata in una regola sufficientemente precisa da poter essere verificata sui dati.

Questo significa stabilire, per esempio:

  • quando entrare a mercato;
  • quando uscire;
  • quanto capitale allocare;
  • quali condizioni devono essere presenti;
  • quando una strategia non deve operare.

Una volta definite queste regole, possiamo verificare come si sarebbero comportate in passato attraverso un backtest.

È lo stesso processo alla base dello sviluppo descritto nel nostro approfondimento su come costruire sistemi di trading algoritmico.

Il vantaggio non consiste nel “prevedere” con certezza cosa farà il mercato. L’obiettivo è piuttosto capire se, su un campione sufficientemente rappresentativo di dati storici, una determinata logica abbia mostrato un comportamento statisticamente interessante e sufficientemente robusto da meritare ulteriori verifiche.

Perché il backtest è così importante

Il backtest consiste nell’applicare le regole di una strategia ai dati storici per osservare come si sarebbe comportata nel passato.

Possiamo così analizzare elementi come:

  • numero di operazioni;
  • profitto medio per operazione;
  • drawdown;
  • distribuzione di trade vincenti e perdenti;
  • comportamento della strategia in differenti condizioni di mercato.

Naturalmente, un buon backtest non garantisce che una strategia funzionerà in futuro. Anzi, un sistema eccessivamente ottimizzato sui dati passati può produrre risultati storici eccellenti e poi smettere di funzionare quando incontra dati nuovi.

È il problema dell’overfitting, uno dei principali rischi nello sviluppo dei Trading System.

Per questo il backtest non dovrebbe essere utilizzato per trovare la combinazione di parametri che avrebbe guadagnato di più in passato, ma come parte di un processo più ampio di sviluppo, validazione e controllo della robustezza.

Ed è qui che il trading sistematico si allontana dall’idea di trovare “la strategia perfetta”. L’obiettivo diventa costruire un processo ripetibile e verificabile.

Quali competenze servono per diventare trader sistematico?

Seguire un percorso indipendente non significa che non servano competenze.

Significa che le competenze richieste sono diverse dalle credenziali necessarie per essere assunti in un desk quantitativo.

1. Statistica e probabilità

Non è necessario diventare matematici professionisti, ma bisogna comprendere almeno i concetti statistici necessari per interpretare correttamente i risultati di una strategia.

Profitto totale, Average Trade, drawdown, distribuzione dei risultati e numerosità del campione sono solo alcuni degli elementi che possono aiutare a distinguere un risultato interessante da uno potenzialmente casuale.

2. Sviluppo e backtest

Bisogna imparare a trasformare un’idea in regole precise e successivamente verificare quelle regole sui dati.

Questo significa anche conoscere i principali errori che possono rendere poco affidabile un test, come l’overfitting, il look-ahead bias o una valutazione poco realistica di commissioni e slippage.

3. Gestione del rischio

Una strategia profittevole non è automaticamente una strategia adatta a essere utilizzata con capitale reale.

Bisogna valutare anche quanto rischia, quali drawdown può attraversare e come interagisce con le altre strategie presenti nel portafoglio.

4. Utilizzo degli strumenti

Un trader indipendente non deve necessariamente costruire da zero l’infrastruttura tecnologica di un hedge fund.

Esistono piattaforme che permettono di programmare, testare e automatizzare strategie.

È comunque necessario imparare a utilizzarle correttamente e, soprattutto, comprendere cosa stiamo chiedendo al software di fare.

5. Disciplina

Anche una strategia sviluppata correttamente attraverserà inevitabilmente periodi positivi e negativi.

Seguire regole prestabilite può aiutare a ridurre l’influenza delle decisioni emotive, ma richiede comunque disciplina, soprattutto quando i risultati reali attraversano una fase di drawdown.

Il sistema non elimina il rischio e non elimina la componente psicologica: cambia il modo in cui prendiamo le decisioni.

Quanto tempo ci vuole per imparare il trading quantitativo?

Non esiste un numero valido per tutti.

Il percorso necessario per essere assunti come professionisti quant all’interno di una grande istituzione può richiedere diversi anni di formazione universitaria e specializzazione.

Per un trader indipendente, invece, il percorso dipende dal punto di partenza, dal tempo dedicato allo studio e dal livello di competenza che vuole raggiungere.

Le basi necessarie per comprendere, costruire e testare semplici sistemi possono essere apprese molto più rapidamente rispetto a un intero percorso accademico.

Questo, però, non significa essere immediatamente pronti a gestire capitali importanti.

Imparare a costruire Trading System e costruire un track record affidabile sono due obiettivi differenti.

Il secondo richiede inevitabilmente esperienza, tempo e confronto con condizioni di mercato che nessun backtest può replicare perfettamente.

Si può fare trading quantitativo da soli?

Sì, è possibile applicare un approccio quantitativo e sistematico anche come trader indipendente.

Non è necessario lavorare per una banca o un hedge fund per definire regole, analizzare dati storici, effettuare backtest e costruire strategie sistematiche.

Naturalmente, il contesto è molto diverso. Un trader indipendente non dispone delle stesse risorse tecnologiche, dei team di ricerca o delle infrastrutture di una grande istituzione.

Ma non deve necessariamente competere sullo stesso terreno. Può concentrarsi su strategie e mercati compatibili con le proprie risorse, costruendo progressivamente un processo di sviluppo e gestione del rischio adeguato alla propria operatività.

L’esperienza di Andrea Unger mostra proprio una possibile applicazione di questo percorso: utilizzare un metodo sistematico come trader indipendente e verificarlo prima sui dati e successivamente sui mercati reali.

Come iniziare con il trading sistematico da zero

Il metodo che Andrea Unger ha sviluppato nel corso degli anni non è nato da una singola strategia vincente.

È il risultato di un processo fatto anche di idee testate, sistemi modificati o scartati e progressiva costruzione di un metodo di sviluppo.

Per chi parte da zero, alcuni principi possono aiutare a impostare il percorso nel modo corretto:

  1. Comprendere la differenza tra un’idea e un sistema. Una strategia sistematica deve avere regole sufficientemente precise da poter essere codificate e testate.
  2. Imparare a fare backtest correttamente. Non basta ottenere una bella equity line: bisogna capire se il risultato è statisticamente significativo e sufficientemente robusto.
  3. Imparare a riconoscere l’overfitting. Ottimizzare continuamente una strategia sui dati passati può renderla perfetta proprio sul mercato che non esiste più.
  4. Partire gradualmente. I risultati del backtest devono essere confrontati con ciò che accade realmente prima di aumentare l’esposizione.
  5. Costruire un processo. Sviluppo, test, validazione, position sizing, gestione del rischio e monitoraggio dovrebbero essere parti dello stesso metodo, non attività separate.

È proprio su questo principio che si basa il Metodo Unger™: fornire una struttura per sviluppare, testare e gestire strategie sistematiche senza procedere esclusivamente per tentativi ed errori.

Percorsi come One Year Target e AlgoTrader Fast sono stati sviluppati per insegnare questo processo in maniera strutturata, partendo dalle competenze necessarie per arrivare progressivamente alla costruzione e alla gestione dei propri sistemi.

Per una visione più ampia del percorso puoi leggere un’interessante intervista di qualche anno fa con Andrea Unger su come diventare trader.

In sintesi: serve una laurea per fare trading sistematico?

No, una laurea o un dottorato non sono requisiti necessari per imparare e applicare il trading sistematico come trader indipendente.

Sono invece molto importanti – e in alcuni ruoli possono diventare sostanzialmente indispensabili – se l’obiettivo è intraprendere una carriera professionale come quant researcher o quant trader presso determinate istituzioni finanziarie.

Sono due percorsi differenti.

Andrea Unger ha seguito quello indipendente, sviluppando nel tempo un metodo basato su dati, regole, backtest e gestione del rischio e mettendolo successivamente alla prova con capitale reale.

La lezione, quindi, non è che per fare trading quantitativo “non serva studiare”.

È quasi il contrario. Non servono necessariamente determinate credenziali accademiche, ma servono competenze, metodo e un processo rigoroso.

Ed è proprio questa differenza a rendere il trading sistematico accessibile anche a chi non vuole diventare un quant professionista all’interno di un hedge fund, ma vuole imparare a prendere decisioni di trading basate sui dati anziché sull’improvvisazione.

Domande frequenti sul trading quantitativo e sistematico

Come diventare quant trader senza laurea o dottorato?

Diventare quant trader senza dottorato o laurea è possibile, ma molto dipende dal percorso. Per alcune carriere quantitative all’interno di hedge fund, banche e società specializzate è richiesta una formazione accademica quantitativa molto avanzata. Per applicare un approccio sistematico al trading come trader indipendente, invece, non è necessario possedere un dottorato, ma occorre acquisire competenze adeguate in statistica, backtest, sviluppo delle strategie e gestione del rischio.

Quant trader e trader sistematico sono la stessa cosa?

Non esattamente. Il quant trading può comprendere modelli matematici e statistici molto sofisticati, soprattutto in ambito istituzionale. Il trading sistematico indica più in generale un approccio nel quale le decisioni operative vengono definite attraverso regole precise e verificabili. I due approcci possono sovrapporsi, ma i termini non sono sinonimi.

Serve saper programmare per fare trading sistematico?

Una certa familiarità con gli strumenti informatici è molto utile e, a seconda della piattaforma e del tipo di strategie sviluppate, possono essere necessarie competenze di programmazione. Un trader indipendente, però, può utilizzare piattaforme dedicate allo sviluppo e al backtest senza dover costruire personalmente l’intera infrastruttura tecnologica.

Quanto tempo ci vuole per imparare il trading sistematico?

Non esiste una durata valida per tutti. Le basi possono essere apprese in tempi relativamente contenuti, mentre sviluppare competenze solide, costruire strategie robuste e maturare esperienza sui mercati richiede più tempo. Costruire un track record reale è un processo ancora diverso, che non può essere ridotto a un numero prestabilito di mesi.

Si può fare trading quantitativo da soli?

Sì. Un trader indipendente può utilizzare dati, statistiche, backtest e regole sistematiche senza lavorare all’interno di un’istituzione finanziaria. Non dispone delle stesse risorse di un grande hedge fund, ma può sviluppare strategie compatibili con il proprio capitale, i propri strumenti e i mercati sui quali opera.

Qual è la differenza tra trading sistematico e trading discrezionale?

Nel trading discrezionale la decisione finale dipende dalla valutazione del trader nel momento in cui osserva il mercato. Nel trading sistematico, invece, le condizioni di ingresso, uscita e gestione dell’operazione vengono definite attraverso regole stabilite in anticipo. Questo permette di testare il processo sui dati storici e ridurre il peso delle decisioni improvvisate.

Trascrizione

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