Migliori future su cui fare trading: perché la liquidità non basta
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Quando si cercano online i “migliori future su cui fare trading”, nelle classifiche compaiono quasi sempre gli stessi mercati: E-mini S&P 500, Nasdaq, Crude Oil e Oro.
La ragione è semplice: sono contratti conosciuti, molto scambiati e generalmente caratterizzati da una buona liquidità. Ma è sufficiente scegliere i future più liquidi, e quindi con i maggiori volumi, per ottenere buoni risultati?
Secondo Andrea Unger, 4 volte Campione del Mondo di Trading, no. Nel corso della sua esperienza, Andrea ha sviluppato strategie sia su mercati molto liquidi, come S&P 500 e Nasdaq, sia su future meno conosciuti, come RBOB Gasoline, Feeder Cattle e Caffè.
La liquidità rimane un requisito fondamentale, ma non è l’unico elemento da considerare. La vera domanda non è semplicemente “qual è il future più scambiato?”, ma “su quale mercato è possibile sviluppare e validare una strategia con un vantaggio statistico?”.
Cosa rende un future adatto al trading
Prima di sviluppare una strategia su un determinato future, è necessario valutarne almeno tre caratteristiche: liquidità, volatilità e capitale richiesto.
La liquidità indica quanto sia semplice entrare e uscire da una posizione senza incidere eccessivamente sul prezzo. Un mercato molto liquido tende a offrire spread bid-ask più contenuti e una maggiore facilità di esecuzione. Su un contratto poco scambiato, invece, lo slippage potrebbe essere più elevato e l’uscita dalla posizione meno agevole.
La volatilità misura l’ampiezza dei movimenti del mercato. Un future molto volatile può offrire maggiori opportunità, ma comporta anche oscillazioni e rischi più elevati. Stop loss, take profit e dimensionamento della posizione devono quindi essere calibrati sulle caratteristiche specifiche del contratto.
Il capitale richiesto determina infine se il future sia compatibile con le dimensioni del conto. Non basta considerare il margine richiesto dal broker: occorre disporre anche del capitale necessario per sostenere i normali drawdown e un’eventuale serie di operazioni in perdita.
Questi fattori permettono di restringere il campo ai mercati concretamente tradabili, ma non indicano ancora quale sia il migliore per una determinata strategia.
I future più scambiati sono davvero i migliori?
Tra i future più liquidi e conosciuti troviamo diverse categorie di strumenti:
- i future sugli indici azionari, come E-mini S&P 500, Nasdaq e Dow Jones;
- i future energetici, come Crude Oil e Natural Gas;
- i future sui metalli, come Oro, Argento e Rame;
- i future valutari, come Euro e Yen;
- i future agricoli, come Mais, Soia e Caffè.
I contratti maggiormente scambiati rappresentano spesso un punto di partenza ragionevole. In genere offrono una buona disponibilità di dati storici, spread contenuti e condizioni di esecuzione più efficienti.
Tuttavia, la liquidità non rivela se su quel mercato esista una dinamica sfruttabile attraverso una determinata strategia.
Un future può essere estremamente liquido, ma non adattarsi alla logica che vogliamo utilizzare. Al contrario, un mercato meno popolare può mostrare caratteristiche interessanti per un particolare sistema di trading.
La popolarità di uno strumento e la sua compatibilità con una strategia sono quindi due questioni differenti.
Come valutare la liquidità di un future
L’open interest, cioè il numero di contratti ancora aperti e non compensati da un’operazione opposta, è uno degli indicatori che possono aiutare a valutare la liquidità di un future.
Da solo, però, non è sufficiente. Per avere un quadro più completo è opportuno considerare anche:
- i volumi effettivamente scambiati;
- l’ampiezza dello spread bid-ask;
- la profondità del book;
- la scadenza utilizzata;
- gli orari nei quali verranno eseguite le operazioni.
La liquidità può infatti cambiare sensibilmente tra una scadenza e l’altra e durante le diverse fasi della giornata.
Un contratto potrebbe essere sufficientemente liquido durante la sessione principale, ma molto meno efficiente negli orari notturni. Per questo il controllo deve essere effettuato sulla specifica scadenza e nella fascia oraria in cui la strategia dovrebbe operare.
Perché Andrea Unger preferisce operare su più mercati
Andrea Unger ha spiegato più volte di preferire un portafoglio composto da strategie attive su mercati differenti (per esempio in questo video di alcuni anni fa).
Operare soltanto su diversi titoli azionari, per esempio, non garantisce necessariamente una reale diversificazione. Nei momenti di forte movimento del mercato, azioni apparentemente differenti possono reagire nella stessa direzione.
I future consentono invece di accedere a categorie di strumenti guidate da fattori economici differenti: indici azionari, valute, metalli, energia, granaglie e altri prodotti agricoli.
Questo non significa che tutti questi mercati siano automaticamente decorrelati. Le relazioni possono cambiare nel tempo e strumenti appartenenti a categorie differenti possono comunque muoversi insieme.
La maggiore varietà disponibile, però, consente di valutare strategie e mercati diversi, costruendo un portafoglio potenzialmente più equilibrato.
Per questo Andrea non evita i future più liquidi: evita piuttosto di concentrare tutte le strategie sugli stessi strumenti soltanto perché sono i più conosciuti.
Trading sui future: attenzione allo sviluppo della strategia
Nel Metodo Unger™, la scelta di un future non si conclude consultando una classifica dei contratti più scambiati.
Il processo parte dallo studio del comportamento del mercato e dalla formulazione di una logica operativa semplice e verificabile. La strategia viene quindi sottoposta a backtest e a una serie di controlli per valutarne la solidità.
Tra gli aspetti da analizzare troviamo:
- la quantità e la qualità dei dati disponibili;
- la stabilità dei risultati nel tempo;
- la presenza di un numero sufficiente di operazioni;
- l’impatto di commissioni e slippage;
- la validazione su dati out-of-sample;
- la compatibilità del rischio con il capitale disponibile;
- il contributo della strategia al portafoglio complessivo.
Un backtest positivo, da solo, non garantisce che la strategia continuerà a funzionare. Permette però di verificare se l’idea presenta caratteristiche sufficientemente interessanti per essere approfondita.
Se la strategia non supera il processo di validazione, la popolarità del future non può compensarne le debolezze. Se invece la logica mostra risultati sufficientemente robusti, anche un mercato meno conosciuto può essere preso in considerazione.
S&P 500, RBOB Gasoline e Feeder Cattle: tre mercati diversi
Alcune strategie presentate da Unger Academy mostrano come sia possibile lavorare su future molto diversi tra loro.
Una strategia Trend Following sull’S&P 500
L’E-mini S&P 500 è uno dei future su indici più liquidi al mondo.
Abbiamo presentato numerose strategie su questo mercato, come per esempio una Trend Following a 30 minuti basata sui pivot point che cerca di entrare nella direzione del movimento quando il prezzo supera determinati livelli di supporto o resistenza. Il caso mostra che un mercato molto conosciuto e competitivo può comunque offrire opportunità quando viene affrontato attraverso una logica definita e testabile.
Una strategia Trend Following sul RBOB Gasoline
Il RBOB Gasoline è il future legato al prezzo della benzina negli Stati Uniti. È meno popolare tra i trader retail rispetto agli indici azionari, ma presenta caratteristiche che possono adattarsi a strategie Trend Following e basate sui bias.
Anche in questo caso abbiamo presentato diverse strategie, tra cui una intraday sul RBOB Gasoline che, nel periodo storico analizzato, ha prodotto circa 22.500 dollari su 137 operazioni nell’arco di 365 giorni.
I risultati riportati consideravano già commissioni e slippage stimati, e ciò rappresenta un dato particolarmente importante su un mercato meno liquido, perché costi ed efficienza delle esecuzioni devono essere valutati in modo prudente.
Naturalmente, si tratta di risultati passati relativi a una specifica strategia, che non costituiscono una garanzia di rendimenti futuri.
Una strategia Trend Following sul Feeder Cattle
Un altro esempio riguarda una strategia sviluppata da Roberto, uno studente di Unger Academy, sul future Feeder Cattle.
Il sistema opera su un time frame a 15 minuti e utilizza una logica Trend Following basata sul breakout dei massimi e dei minimi della sessione precedente.
Alla struttura di base sono stati aggiunti filtri operativi, stop loss, take profit e un limite alla durata massima delle operazioni.
Nel backtest mostrato, la strategia ha presentato un’equity line regolare e un drawdown massimo di circa 8.000 dollari. Anche in questo caso, l’interesse dell’esempio non dipende dalla notorietà del mercato, ma dalla capacità della strategia di adattarsi alle sue caratteristiche.
Questi tre casi non devono essere confrontati direttamente dal punto di vista numerico, perché riguardano periodi, campioni e sistemi differenti. Mostrano però che una strategia può essere sviluppata sia per fare trading sui future molto liquidi sia su mercati meno conosciuti.
Future per conti piccoli: il ruolo dei micro future
I micro future hanno reso alcuni mercati più accessibili anche a chi dispone di capitali inferiori.
Tra i più conosciuti troviamo:
- Micro E-mini S&P 500 (MES);
- Micro E-mini Nasdaq-100 (MNQ);
- Micro Gold (MGC).
Il valore per punto e il margine richiesto per fare trading sui future micro sono inferiori rispetto alle corrispondenti versioni di dimensioni maggiori. Questo permette di ridurre l’esposizione monetaria per contratto e di applicare una gestione del rischio più graduale.
Non significa, però, che bastino 100 dollari per fare trading sui future in modo sostenibile.
Il margine necessario per aprire una posizione è soltanto una parte del capitale richiesto. Il conto deve essere in grado di assorbire le normali oscillazioni della strategia, comprese serie di perdite e periodi di drawdown.
Inoltre, la riduzione del rischio monetario comporta una riduzione proporzionale del potenziale profitto. I micro future rendono più flessibile il dimensionamento della posizione, ma non modificano il vantaggio statistico della strategia e non eliminano il rischio.
Anche gli orari di trading contano
Sebbene molti future vengano scambiati per gran parte della giornata, è importante ricordare che la liquidità non rimane costante durante tutte le 24 ore.
I future sugli indici azionari statunitensi tendono a essere maggiormente scambiati durante la sessione americana. I future valutari possono mostrare un’attività più intensa durante la sovrapposizione tra le sessioni europea e statunitense. Sui mercati energetici, invece, la volatilità può aumentare in corrispondenza della pubblicazione di dati e report specifici.
Una strategia testata sulla sessione principale, ad esempio, non può essere automaticamente trasferita agli orari notturni. Il backtest deve riprodurre la sessione, gli orari e le condizioni nelle quali il sistema dovrebbe operare realmente.
Anche il presunto “miglior future da tradare di notte” dipende quindi dalla liquidità disponibile in quella fascia oraria e, soprattutto, dalla strategia utilizzata.
Come scegliere i migliori future su cui fare trading
Non esiste un future universalmente migliore degli altri.
I contratti più liquidi possono offrire condizioni di esecuzione favorevoli, ma la scelta deve tenere conto anche di:
- capitale disponibile;
- volatilità del mercato;
- costi operativi;
- orari di trading;
- qualità dei dati storici;
- caratteristiche della strategia;
- rischio complessivo del portafoglio;
- correlazione con gli altri sistemi già utilizzati.
L’obiettivo non è scegliere tra mercati liquidi e mercati meno conosciuti. È individuare strumenti concretamente tradabili sui quali sia possibile sviluppare strategie sufficientemente robuste e compatibili con il proprio portafoglio.
La liquidità rappresenta ovviamente un requisito indispensabile, ma non può sostituire il processo di sviluppo e validazione.
Domande frequenti
Quali sono i migliori future su cui fare trading?
Non esiste un future migliore in assoluto. E-mini S&P 500, Nasdaq, Crude Oil e Oro sono mercati molto conosciuti e generalmente liquidi, ma la scelta deve dipendere anche dal capitale disponibile, dalla volatilità, dai costi e dalla strategia utilizzata.
La liquidità è il fattore più importante nella scelta di un future?
La liquidità è fondamentale, perché influenza spread, slippage e qualità delle esecuzioni. Non è però sufficiente: occorre verificare anche se la strategia presenta risultati sufficientemente robusti su quel mercato.
Come si misura la liquidità di un future?
È possibile valutarla osservando volume, open interest, spread bid-ask e profondità del book. È importante controllare questi elementi sulla scadenza effettivamente utilizzata e negli orari in cui dovrebbe operare la strategia.
I micro future sono adatti ai conti piccoli?
I micro future permettono di ridurre l’esposizione monetaria rispetto ai contratti di dimensioni maggiori. Anche in questo caso, però, serve capitale sufficiente per sostenere perdite, oscillazioni e normali periodi di drawdown.
Un mercato meno liquido può essere adatto al trading sistematico?
Sì, purché presenti una liquidità sufficiente rispetto alla size utilizzata e la strategia consideri realisticamente spread, commissioni e slippage. Il fatto che un future sia meno conosciuto non lo rende automaticamente migliore né peggiore: deve essere valutato attraverso dati e test adeguati.
Trascrizione
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