Rischio di rovina nel trading: perché le regole “sicure” sul rischio non bastano

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Nel trading, avere una strategia con un vantaggio statistico non basta. Se il capitale viene gestito male e le posizioni sono troppo grandi, anche una strategia potenzialmente profittevole può attraversare una serie di perdite tale da compromettere seriamente il conto.

E’ qui che entra in gioco il rischio di rovina nel trading, un concetto strettamente legato al position sizing e alla gestione del rischio.

Regole come “rischia al massimo l’1-2% per trade” possono rappresentare un punto di riferimento, ma non vanno interpretate come garanzie di sicurezza valide in ogni situazione. La quantità di capitale da mettere a rischio dipende infatti dalle caratteristiche della strategia, dal numero di operazioni, dalla composizione del portafoglio e, non ultimo, dal proprio profilo di rischio.

Come spiega Andrea Unger, quattro volte vincitore del World Cup Trading Championships, esiste un livello oltre il quale aumentare ulteriormente il rischio non migliora necessariamente i risultati. Al contrario, può arrivare a peggiorarli.

Vediamo quindi perché il dimensionamento delle posizioni è così importante e come il concetto di rischio di rovina nel trading può aiutarci a comprendere meglio cosa succede quando rischiamo troppo.

Cos’è il rischio di rovina nel trading?

Il rischio di rovina nel trading, o “risk of ruin”, esprime in termini generali la probabilità che una strategia subisca perdite tali da raggiungere una determinata soglia critica del capitale.

La “rovina” non deve necessariamente significare la perdita del 100% del conto. A seconda del modello utilizzato, può essere definita anche come il raggiungimento di un determinato livello di perdita oltre il quale diventa estremamente difficile, o semplicemente inaccettabile per il trader, continuare a operare.

Il principio fondamentale è piuttosto intuitivo: anche una strategia con aspettativa positiva può attraversare sequenze di operazioni negative.

Se le posizioni sono dimensionate correttamente, il capitale può avere spazio sufficiente per assorbire queste fasi. Se invece il rischio assunto su ogni operazione è eccessivo, una normale sequenza di perdite può provocare un drawdown molto difficile da recuperare.

Facciamo un semplice esempio.

Immaginiamo un trader che rischi il 20% del capitale corrente su ogni operazione. Dopo cinque perdite consecutive, il capitale residuo sarebbe circa il 33% di quello iniziale.

Questo non significa necessariamente che la strategia fosse sbagliata. Il problema potrebbe essere semplicemente una size eccessiva rispetto al capitale disponibile.

Ed è proprio per questo che Andrea sottolinea l’importanza di aprire posizioni misurate sulla perdita massima che siamo disposti ad affrontare.

Grafico del rischio di rovina nel trading in funzione del rischio per operazione
La curva del rischio di rovina sale in modo ripido all’aumentare del rischio per trade, anche a parità di vantaggio statistico.

Position sizing: perché rischiare troppo può compromettere una buona strategia

Il position sizing determina quanto capitale allocare o mettere a rischio su una determinata operazione rispetto al capitale complessivo.

E’ una delle componenti fondamentali del money management.

Supponiamo, per esempio, di avere due trader che utilizzano la stessa strategia e dispongono dello stesso capitale.

Il Trader A rischia l’1% del capitale corrente per ogni operazione.

Il Trader B rischia invece il 10%.

Una sequenza negativa avrà conseguenze completamente diverse sui due conti.

Con un rischio dell’1%, dopo 7 perdite consecutive rimarrebbe circa il 93% del capitale iniziale.

Con un rischio del 10%, dopo le stesse 7 perdite rimarrebbe invece circa il 48%.

La strategia e la sequenza delle operazioni sono identiche. A cambiare è esclusivamente il dimensionamento della posizione.

Questo semplice esempio permette di comprendere un principio fondamentale: non conta soltanto avere una strategia potenzialmente profittevole, ma anche riuscire a preservare abbastanza capitale da poter continuare a utilizzarla durante le inevitabili fasi negative.

Attenzione alle sequenze di perdite

Uno degli errori più comuni consiste nel sottovalutare quanto possano essere lunghe le sequenze di operazioni negative.

Avere una strategia con una buona percentuale di operazioni vincenti non significa che vincite e perdite si alterneranno in maniera regolare.

Anche una strategia che storicamente ha prodotto più operazioni vincenti che perdenti può attraversare diverse perdite consecutive.

E’ proprio qui che una size eccessiva può diventare particolarmente pericolosa.

Andrea fa un esempio molto semplice: perdere il 2% del capitale su un’operazione può sembrare poco. Ma le operazioni in perdita possono essere numerose e le perdite si accumulano.

Per questo il rischio deve essere valutato non pensando alla singola operazione isolata, ma considerando il comportamento complessivo della strategia e del portafoglio.

Quanto rischiare per ogni operazione?

Una delle regole più diffuse nel trading suggerisce di non rischiare più dell’1-2% del capitale su una singola operazione.

Ma anche questa indicazione va interpretata correttamente.

Andrea considera il 2% per operazione già un livello di rischio piuttosto elevato.

Non si tratta di una raccomandazione universale, perché molto dipende dal profilo di rischio individuale e dal modo in cui si opera. Tuttavia, superare il 2% significa generalmente iniziare ad assumere un rischio particolarmente aggressivo.

La questione diventa ancora più importante quando si utilizzano contemporaneamente più strategie o si opera su più mercati.

Se diverse posizioni sono aperte nello stesso momento, infatti, non basta considerare separatamente il rischio di ciascuna operazione: bisogna valutare anche l’esposizione complessiva del portafoglio.

C’è inoltre una distinzione fondamentale.

Rischiare il 2% del proprio capitale non significa necessariamente utilizzare uno stop loss del 2%.

Se disponiamo, per esempio, di 10.000 euro dedicati al trading, rischiare il 2% significa strutturare l’operazione in modo che la perdita prevista in caso di stop sia al massimo di circa 200 euro.

La percentuale dello stop applicata allo strumento e la percentuale del capitale complessivo che siamo disposti a perdere sono quindi due concetti diversi.

Il rapporto rischio-rendimento non basta

Quando si parla di gestione del rischio, un altro luogo comune molto diffuso riguarda il rapporto rischio-rendimento.

Si sente spesso dire, per esempio, che una strategia dovrebbe guadagnare almeno tre volte quello che rischia.

Secondo Andrea Unger, però, non esiste un rapporto rischio-rendimento ideale valido per tutte le strategie.

Dipende dalla logica del sistema.

Una strategia trend following, per esempio, può produrre numerose piccole perdite prima di intercettare un movimento sufficientemente ampio da compensarle. In questo caso le singole operazioni vincenti possono essere molto più grandi di quelle perdenti.

Una strategia reversal può avere caratteristiche completamente diverse. Potrebbe utilizzare uno stop relativamente ampio e un target più vicino, ottenendo quindi un profitto medio per trade vincente inferiore alla perdita media dei trade negativi.

Questo non significa necessariamente che la strategia sia inefficace.

Se il numero delle operazioni vincenti è sufficientemente elevato e la strategia è stata costruita e testata correttamente, il risultato complessivo può comunque essere positivo.

Per valutare una strategia, quindi, non possiamo osservare isolatamente il rapporto tra quanto guadagniamo quando vinciamo e quanto perdiamo quando sbagliamo.

Dobbiamo considerare l’insieme delle sue caratteristiche statistiche.

Guarda anche l’intervista ad Andrea Unger: Il trading è rischioso? [PARTE 2] Qual è il capitale necessario? Con Debora Rosciani di Radio24

La trappola del backtest: il futuro può essere diverso dal passato

Il backtest è uno strumento fondamentale nel trading sistematico per verificare come una strategia si sarebbe comportata sui dati storici.

Ma rimane una simulazione del passato.

Una strategia può attraversare in futuro sequenze di perdite diverse da quelle osservate durante il periodo utilizzato per svilupparla e testarla. Anche il drawdown futuro potrebbe quindi essere superiore a quello registrato storicamente.

Per questo motivo è pericoloso utilizzare le migliori performance del backtest come se rappresentassero ciò che accadrà necessariamente in futuro.

Il dimensionamento delle posizioni deve lasciare un margine sufficiente per affrontare condizioni meno favorevoli senza compromettere il capitale.

Il principio è particolarmente importante perché, come spiega Andrea, l’aumento del rischio non produce un aumento indefinito del rendimento.

Per una determinata strategia esiste un livello di rischio oltre il quale aumentare ulteriormente l’esposizione finisce per peggiorare le performance.

Il rischio può quindi essere analizzato anche sulla base dello storico delle operazioni, ma senza dimenticare che i risultati passati non rappresentano una garanzia per quelli futuri.

Rischio di rovina nel trading e Formula di Kelly: sono la stessa cosa?

Il rischio di rovina nel trading e la Formula di Kelly sono concetti differenti, anche se entrambi riguardano il rapporto tra capitale, rischio e dimensionamento delle posizioni.

La Formula di Kelly è uno dei modelli matematici elaborati per determinare la quota di capitale da utilizzare sulla base delle probabilità associate a un determinato risultato.

Il principio generale è che, maggiore è il vantaggio statistico, maggiore può essere la quota di capitale impiegata.

Si tratta però di una metodologia generalmente considerata molto aggressiva e nata in un contesto più vicino alla teoria delle scommesse che al trading.

Non è inoltre l’unico metodo disponibile per determinare il position sizing.

Esistono numerosi approcci, dalla percentuale fissa del capitale all’ammontare monetario fisso, fino a metodologie che tengono conto della volatilità o del drawdown storico.

Il punto fondamentale non è quindi trovare una formula universale, ma adottare un dimensionamento coerente con le caratteristiche della propria strategia, del proprio capitale e del rischio che si e’ disposti ad affrontare.

Profilo di rischio: non esiste una soluzione uguale per tutti

Questo ci porta a un altro elemento fondamentale: il profilo di rischio del trader.

Non tutti sono disposti a sopportare le stesse oscillazioni del capitale.

C’è chi preferisce un’operatività più aggressiva e accetta drawdown maggiori in cambio della possibilità di ottenere rendimenti più elevati. Altri trader preferiscono invece un approccio più conservativo.

Non esiste un profilo di rischio universalmente corretto.

L’importante è conoscerlo e dimensionare l’operatività di conseguenza.

Un trader può anche scegliere consapevolmente di rischiare più del 2% del proprio capitale su una determinata operazione. Deve però sapere che sta adottando un’impostazione aggressiva e deve essere consapevole delle conseguenze che una sequenza negativa potrebbe avere sul proprio conto.

Il problema nasce quando il rischio assunto è superiore a quello che il trader è realmente in grado, economicamente o psicologicamente, di sostenere.

Come si traduce tutto questo nel trading sistematico e diversificato

Nel trading sistematico il rischio può essere definito prima dell’ingresso a mercato.

Questo permette di stabilire in anticipo quanto siamo disposti a perdere e di evitare, per quanto possibile, che la dimensione delle posizioni venga decisa sulla base dell’emotività del momento.

Ma il rischio non deve essere considerato soltanto a livello della singola strategia.

L’approccio utilizzato da Andrea prevede infatti di diversificare l’operatività attraverso più strategie e mercati, anziché concentrare tutto il capitale su una singola posizione o su un unico sistema.

Anche in questo caso, però, la diversificazione deve essere valutata correttamente.

Avere cinque strategie non significa necessariamente essere ben diversificati se tutte reagiscono allo stesso modo alle medesime condizioni di mercato. Sistemi fortemente correlati possono infatti entrare contemporaneamente in una fase negativa, aumentando il rischio complessivo del portafoglio.

Il position sizing deve quindi essere considerato all’interno di una gestione del rischio più ampia, che tenga conto non soltanto delle singole operazioni, ma anche dell’esposizione complessiva e delle caratteristiche delle strategie utilizzate.

La gestione del rischio viene prima del rendimento

Quando si valuta una strategia, è naturale concentrarsi sui potenziali profitti.

Ma un rendimento elevato significa poco se per ottenerlo dobbiamo assumere un livello di rischio tale da mettere in pericolo la possibilità stessa di continuare a operare.

E’ questo il principio fondamentale che sta dietro al concetto di rischio di rovina nel trading.

Non significa eliminare il rischio – cosa impossibile nel trading – ma dimensionarlo in maniera consapevole e coerente con il proprio capitale, la propria operatività e il proprio profilo di rischio.

Una buona strategia deve certamente avere caratteristiche statistiche adeguate. Ma deve anche essere utilizzata con un position sizing che permetta al trader di affrontare le inevitabili fasi negative senza compromettere eccessivamente il capitale.

Perché, come ricorda Andrea con un esempio estremo ma molto efficace, se rischiamo tutto il capitale su una singola operazione possiamo anche guadagnare molto se va bene.

Ma se va male, abbiamo finito di fare trading.

Domande frequenti sul rischio di rovina nel trading

Cos’è il rischio di rovina nel trading?

Il rischio di rovina nel trading indica, in termini generali, la probabilità che le perdite portino il capitale a raggiungere una soglia critica prestabilita. Questa soglia non deve necessariamente corrispondere alla perdita dell’intero conto: può essere anche un livello di drawdown oltre il quale continuare a operare diventa molto difficile o non più sostenibile.

Rischiare il 2% per trade è poco?

Non necessariamente. Andrea Unger considera il 2% per singola operazione già un livello di rischio piuttosto elevato e sottolinea che sopra questa soglia l’operatività comincia a diventare particolarmente aggressiva. Si tratta comunque di un’indicazione generale e non di una regola valida per tutti: il rischio deve essere valutato in funzione del proprio profilo e dell’operatività complessiva.

Rischiare il 2% significa impostare lo stop loss al 2%?

No. Sono due concetti differenti. Il rischio del 2% indica la perdita potenziale rispetto all’intero capitale dedicato al trading. Lo stop loss indica invece la distanza tra il prezzo di ingresso e il livello al quale viene chiusa la posizione. Il position sizing permette di combinare questi elementi in modo che l’eventuale perdita rimanga entro il livello di rischio stabilito.

Una strategia profittevole può comunque essere troppo rischiosa?

Si’. Una strategia può mostrare risultati positivi nel lungo periodo ma attraversare sequenze di perdite e drawdown importanti. Se le posizioni sono troppo grandi rispetto al capitale, queste fasi possono compromettere il conto prima che il vantaggio statistico della strategia riesca a manifestarsi nel lungo periodo.

In cosa il rischio di rovina nel trading è diverso dal drawdown massimo?

Il drawdown massimo misura la maggiore diminuzione da un precedente massimo del capitale osservata in un determinato storico, per esempio durante un backtest. Il rischio di rovina nel trading riguarda invece la possibilità che le perdite raggiungano in futuro una determinata soglia critica. Il drawdown storico può essere utilizzato per valutare il rischio, ma non garantisce che in futuro non possano verificarsi perdite superiori.

Esiste un rapporto rischio-rendimento ideale?

No. Il rapporto rischio-rendimento deve essere valutato insieme alle altre caratteristiche della strategia. Una strategia può avere profitti medi molto superiori alle perdite medie ma una percentuale ridotta di trade vincenti, oppure avere perdite medie maggiori dei profitti medi e compensarle attraverso un’elevata percentuale di operazioni vincenti. E’ il comportamento complessivo della strategia a determinarne le caratteristiche, non un singolo rapporto considerato isolatamente.

Trascrizione

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