Benvenuti a tutti in questo nuovo video in cui analizzeremo nel dettaglio quello che succede nel momento in cui noi implementiamo una strategia sul lato short su quelli che possono essere i mercati azionari, quindi ad esempio gli indici piuttosto che le singole azioni.
Perché il focus di oggi è su questo tema? Perché tendenzialmente genera un po’ di confusione.
Innanzitutto potremmo magari essere indecisi sul fatto se includere o meno una componente short nella nostra operatività, dato che, come vedremo tra poco, gli indici nel lungo termine tendono a salire, ed è un qualcosa a cui abbiamo assistito particolarmente negli ultimi anni.
E anche nel momento in cui magari andiamo ad implementare una componente short nella nostra strategia questa potrebbe essere diciamo così non ottimizzata, o per meglio dire non ottimale, per quella che è la caratteristica e la natura di questo mercato.
Trading short sull’S&P 500: una strategia Mean Reverting senza filtri
Per questo video di oggi io vi ho proposto una strategia molto semplice alla quale non ho applicato nessun filtro. Ma si tratta di una strategia mean reverting che tende a comprare sulla debolezza…
Possiamo vedere per esempio un trade long qui. Ingrandisco un po’ così si vede meglio. Un ottimo trade long qui, piuttosto che alcuni ottimi trade long che ci sono stati in questa fase, nel momento in cui il mercato stava scendendo.
…E va a vendere sulla forza. Qui vediamo diversi trade short, lo vediamo in questa fase qui.
Tra l’altro ci tengo a sottolineare che questa fase che ho plottato qui sul grafico a 5 minuti non è altro che questa fase alla quale abbiamo assistito nel 2026, dove vedete che il mercato ha fatto un grande rialzo e più che altro senza mai darci tregua, in un certo senso, senza mai avere una sorta di ritracciamento. Ha continuato a salire sessione dopo sessione.
Quindi, come già anticipato in precedenza, si tratta di una strategia alla quale non ho applicato nessun tipo di filtro, ma ci sono soltanto stop loss, take profit e, appunto, c’è questo trigger di mean reversion.
Strategie short e long sull’S&P 500: il confronto delle performance
Andiamo a questo punto a vederne le performance, perché secondo me qui c’è già una chiave interessante del come utilizzare la strategia short e di quello che possiamo capire da quello che è successo qui.
Guardando innanzitutto le performance, questa è l’equity line a partire dal 2020, quindi ho preso uno storico relativamente breve, perché ciò che ci interessa per questo video è più che altro analizzare un caso specifico piuttosto che analizzare la profittabilità della strategia nel lungo termine.
E come vedete il mean reverting su questo strumento, quantomeno con questa strategia, sta funzionando.
Però che cosa succede nel momento in cui analizzo le due componenti singolarmente? Cioè andiamo a vedere per esempio il lato long e vedete che qui è stato direi molto performante.
Vediamo che, per esempio, nel 2022 questa strategia non ha perso soldi e il 2022 è stato un anno particolarmente brutto per i mercati azionari. Tra l’altro ci tengo anche a sottolineare che è stato brutto per le strategie mean reverting in generale, la maggior parte delle strategie mean reverting non hanno funzionato nel 2022.
Invece questa strategia tutto sommato si è salvata e ha fatto molto, molto bene nell’ultimo periodo.
Andiamo però a vedere che cosa succede quando analizziamo la stessa strategia sul lato short. Ecco qui che vedete lato short. Chiaramente è meno performante.
Vediamo che comunque nel 2022 questa strategia ha fatto bene, quantomeno diciamo ha portato a casa un po’ di profitti. Ma quello che è successo nell’ultimo periodo, quando il mercato è salito diciamo in maniera abbastanza repentina, vediamo che questa strategia sul lato short ha perso soldi costantemente.
E avendo questa strategia live proprio in quel periodo mi stavo chiedendo ma ha effettivamente senso avere una componente short? Cioè, il mercato sta salendo così forte ed è più che altro una sorta di zavorra?
Ed effettivamente così è stato, se la strategia la manteniamo con queste caratteristiche. Andiamo a vederne ancora le caratteristiche. Qui vediamo che vengono effettuati 630 trade a partire dal 2020, di cui 223 sul lato long e 407 sul lato short.
Quindi siamo decisamente di fronte a uno sbilanciamento. Ci sono molti, molti più trade sul lato short rispetto a quelli che ci sono sul lato long. È un po’ normale se pensiamo alla logica della strategia e pensiamo al fatto che non sono stati applicati filtri.
Cioè, se io per esempio prendo anche semplicemente questo grafico qui, se la strategia entra long quando ci sono dei ribassi, vedete che i ribassi tendenzialmente sono molti di meno rispetto a quelli che sono i rialzi, quindi ci sono molte più opportunità per la strategia per entrare short.
Quindi questa è una prima cosa che ci deve far riflettere. Ha senso avere questo tipo di strategia sul lato short, che in un certo senso opera molto di più rispetto a quello che è il lato long?
Trading short sull’S&P 500: quando ha davvero senso?
Cioè, cos’è che io sto effettivamente cercando di sfruttare con una strategia che va a operare sul lato short? Beh, per rispondere a questa domanda possiamo dare un’occhiata per esempio a questo grafico qui. Questo grafico qui che banalmente è l’andamento dell’S&P 500, in questo caso a partire dal 1995. Però, insomma, poco importa, anche se andassimo ancora più indietro nel tempo, l’andamento è piuttosto positivo, è un qualcosa che tende a salire nel lungo termine.
È vero che ci sono delle fasi cui assistiamo brutti periodi, come per esempio è stato il crollo delle dot.com, la crisi del 2008, qui vediamo il 2020 e il 2022, e così via.
Però di base il vantaggio da sfruttare ed è, mi viene da dire, il vantaggio più semplice da sfruttare in finanza, nella natura finanziaria, è quello di comprare un qualcosa che ha un drift rialzista come azioni… non tutte le azioni, ci tengo a sottolineare… oppure indici azionari. Quindi di fronte a questa informazione la prima cosa che capiamo è che ha senso sicuramente avere delle strategie che operano solo long, ma ha anche senso avere delle strategie che operano short soltanto in determinate condizioni.
Filtri di regime per le strategie short: media mobile e VIX
Adesso cerchiamo di capire come possiamo noi stabilire queste condizioni. Per stabilire queste condizioni ci sono tendenzialmente due metodi. Il primo è quello che, diciamo così, viene definito filtro di regime, cioè cercare di capire in quale regime mi trovo. Il secondo invece, come vedremo tra un attimo, è quello che è il Metodo Unger.
Cerchiamo quindi di capire innanzitutto che cosa sono i filtri di regime e a che cosa mi riferisco con questa parola. I filtri di regime non sono altro che una sorta di indicazione che ci dice in quale regime di mercato ci stiamo trovando.
Possiamo per esempio dire se siamo in una fase rialzista del mercato, siamo in fase ribassista, siamo in una fase in cui la volatilità è alta oppure in una fase in cui la volatilità è bassa.
Per darvi alcuni esempi, io qui vi ho proposto una classica media mobile a 200 periodi e l’indice della paura, ovvero il VIX. Per esempio, già questi due potrebbero essere tranquillamente due filtri di regime. Per esempio nel caso della media mobile a 200 periodi io posso impostare una determinata strategia che va ad operare short soltanto quando io sono in un regime ribassista.
Quindi immaginiamoci ad esempio durante questo crollo del 2008, soltanto in questa fase qui avrei attivato le operazioni short, perché di fatto non mi interessa guadagnare dal lato short quando il mercato sale. Mi interessa avere una copertura nel momento in cui il mercato scende.
Giusto per la cronaca, se avessi per esempio applicato manualmente questo filtro alla strategia che abbiamo visto precedentemente, qui quando c’è stato questo rialzo del 2026, insomma, non avrei operato short perché di fatto eravamo in una fase rialzista.
Ovviamente questa è soltanto un’idea, ci possono essere anche altri filtri di regime. Io qui ve ne ho proposto un altro, per esempio è il VIX. Noi sappiamo che il VIX è l’indice della paura, è un qualcosa che è inversamente correlato ai mercati azionari. Quindi nel momento in cui questo indice sale, quello che ci sta indicando è che c’è paura sui mercati e potenzialmente potrebbe essere un buon momento per rimanere cash, quindi non avere posizioni long o eventualmente adottare un’operatività anche sul lato short.
Ad esempio, in questo caso io vi propongo alcuni esempi, ma qui ben venga la fantasia. Chi insomma trova un particolare modo, un particolare metodo, un particolare indicatore per trasformare un concetto da trasferire al computer, il concetto del filtro di regime, ben venga.
Però, per esempio, guardando questo indice del VIX noi potremmo per esempio operare, dato che si tratta di un indice che va da zero all’infinito, potremmo operare soltanto quando il VIX è sopra ad una certa soglia. Immaginiamoci ad esempio non lo so, il VIX è sopra il livello del 30: soltanto in quella fase lì io vado ad attivare dell’operatività sul lato short. Oppure il VIX è magari sopra la sua media mobile a 200 periodi. Anche in questo caso qui.
Insomma il concetto qui che sto cercando di trasferire è che ci sono diversi modi per stabilire se siamo in un regime in cui è il momento di adottare delle strategie short.
Però quello che voglio dire è anche che non è l’unico metodo. Questo è il metodo possiamo dire classico, che tendenzialmente si vede solitamente anche in letteratura. Cioè prima vado ad identificare il regime in cui mi sto trovando e solo una volta identificato il filtro, scusate, solo una volta identificato il regime vado ad adottare un certo tipo di operatività, ma non è quello che solitamente succede con il Metodo Unger.
Come sviluppare una componente short con il Metodo Unger™
Con il Metodo Unger facciamo una cosa possiamo dire opposta, in un certo senso. Con il Metodo Unger, io qui vi ho proposto per esempio una strategia che fa parte del nostro database, quello che noi cerchiamo di fare è innanzitutto trovare un motore, trovare una sorta di trigger, come per esempio nel caso della strategia che vi avevo proposto qui può essere la fase di ipercomprato e ipervenduto. Trovo una regola su quando comprare oppure vendere oppure andare short.
Una volta trovato questo, e quindi nel momento in cui ho un campione statistico relativamente ampio, ci sono tanti trade e io magari mi troverò di fronte ad una strategia che opera molto bene sul lato long e sul lato short non fa un granché, ma quantomeno non perde soldi e magari il lato short funziona molto bene nelle fasi in cui c’è debolezza sui mercati e nelle fasi in cui c’è panico sui mercati, soltanto a quel punto io vado ad adottare determinati filtri, vado ad utilizzare determinati filtri che funzionano bene per quel tipo di strategia.
Quindi è un concetto molto diverso da questo che abbiamo visto qui su questo workspace. In questo caso io a priori decido quando andare ad utilizzare una strategia short, quindi creo prima un setup e una volta che ho il setup, come per esempio la media mobile a 200 periodi, soltanto a quel punto vado ad utilizzare un’operatività short.
Nel caso del Metodo Unger invece succede l’esatto contrario: prima diciamo che ho un trigger che bene o male vedo che funziona anche sul lato short, e soltanto in un secondo momento trovo le condizioni migliori per le quali quella componente short possa funzionare al meglio.
Quali sono le due differenze? Le due differenze sono che nel caso in cui noi in anticipo decidiamo quale regime di mercato utilizzare, beh, potrebbe anche essere la condizione non ottimale per quel tipo di operatività.
Se noi prendiamo ad esempio questa strategia short, mi viene da dire che magari la strategia short che ho presentato qui in questo caso, in cui noi andiamo a vendere sull’ipercomprato, potrebbe magari non essere la migliore nel momento in cui il mercato è in una fase di panico, cioè pensiamo ad esempio al crollo del 2008, ma magari ci sono altre condizioni in cui questa strategia possa funzionare. Ad esempio quando il mercato mostra forza, non è ciò che abbiamo visto in questo caso qui, ma potrebbe essere, potrebbe essere per altre strategie.
Un altro vantaggio del Metodo Unger rispetto all’utilizzo di un filtro di regime che noi andiamo ad impostare in anticipo, se così possiamo dire, è che con il Metodo Unger noi partiamo da un campione statistico molto più ampio rispetto a quello che noi vediamo qui.
Se ad esempio io qui vado ad adottare un’operatività short soltanto nel momento in cui mi trovo al di sotto della media mobile a 200 periodi, capite che il numero di trade in partenza sarà relativamente stretto rispetto al dire “ok, provo a operare short in tutte le circostanze. Soltanto dopo, sulla base di un campione statistico molto più ampio, vado a decidere in quali circostanze andare ad attivare effettivamente il lato short.”
Strategie short per proteggere il portafoglio
Quindi diamo anche a questo punto un’occhiata alla strategia che vi ho proposto qui, che è una strategia sul Nasdaq. Come anticipato in precedenza, fa parte del nostro database e anche in questo caso ho caricato gli ultimi anni.
Vedete che è una strategia tutto sommato molto buona, ma ha una caratteristica molto interessante rispetto a ciò che abbiamo visto nella strategia a inizio video.
Per esempio, se io vado a vedere il lato long, che è fondamentalmente quello che performa molto molto bene, e vedete che l’equity line totale è pressoché molto simile a quella del lato long, e se vado a vedere il lato short vedo un’operatività un po’ più frastagliata, passatemi il termine, però anche in questo caso, plottando la strategia dal 2020 vedo che mi dà in un certo senso coperture nelle fasi in cui mi interessa.
Per esempio io qui vedo quello che è successo nel 2022, quando il mercato è sceso. Questa strategia giustamente ha guadagnato di più rispetto a magari fasi in cui il mercato è salito, come abbiamo visto per esempio qui nell’ultimo anno.
Andiamo anche in questo caso a vedere la Total Trade Analysis e quello che è interessante è che vengono effettuati 1457 trade: 1000 sul lato long e solo 433 sul lato short. Quindi capite che in questo caso c’è una sorta di sbilanciamento dalla parte del lato long, cioè sono molti di più i trade sul lato long rispetto a quelli sul lato short.
Ed è proprio qui, secondo me, che sta il concetto chiave dell’andare ad utilizzare una strategia sul lato short. Noi di base possiamo dire che non è sbagliato decidere di utilizzare solo strategie long su strumenti come questi in cui la tendenza rialzista è una tendenza di lungo termine. Ma qualora dovessi utilizzare anche una componente short, quello che farei è innanzitutto trovare le fasi in cui quella componente short funziona e possibilmente quella componente short, dato che è proprio la componente di copertura, non è ciò che mi serve per trarre vantaggio dalla serie storica, non è ciò che mi serve per trarre vantaggio da un edge che è effettivamente presente su questo mercato che sale nel lungo termine, deve essere una componente in un certo senso limitata rispetto a quella che è la strategia base, applicando dei filtri.
Abbiamo visto due possibili metodologie. Applicando innanzitutto un filtro di regime oppure procedendo in un secondo momento, una volta stabilito qual è il trigger, con quello che potrebbe essere il Metodo Unger, utilizzando ad esempio dei pattern o altre condizioni, trovando le condizioni ottimali per appunto utilizzare una componente short.
Quindi dobbiamo eliminare del tutto lo short dal nostro portafoglio? Come sempre dipende un po’ dalle caratteristiche del singolo trader, però a mio avviso avere una componente short che ci dia copertura anche nelle fasi in cui il mercato potrebbe performare male direi assolutamente che non è una cattiva idea.
Detto questo, fatemi sapere nei commenti voi quale metodologia utilizzate. Se preferite per esempio avere soltanto strategie sul lato long o se ad esempio preferite decidere in anticipo quello che è il filtro di regime. Detto questo, noi ci vediamo in un prossimo video.





