Strategia Permanent Portfolio | Poco rischio e facile da mantenere | Funziona veramente?

di Andrea Unger

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Come investire i profitti realizzati con il trading in modo da gestire al meglio il rischio? 

Una possibile soluzione è rappresentata dai modelli di asset allocation proposti negli anni da diversi esperti di investimenti. 

In questo video, testiamo l’efficacia di uno di questi modelli: il “Permanent Portfolio” ideato dall'analista Harry Browne negli anni ’80. Si tratta di un portafoglio a ribilanciamento annuale composto da 4 asset diversi che mira a performare bene in qualsiasi condizione di mercato.

Per sapere come funziona il Permanent Portfolio e che risultati avrebbe prodotto negli ultimi decenni, guarda il video!

 

Trascrizione

Ciao a tutti ragazzi, benvenuti in questo nuovo video.

Io sono Andrea Nebiolo, uno dei coach della Unger Academy, e oggi voglio parlarvi del Permanent Portfolio, un modello di portafoglio ideato dall'analista Harry Browne negli anni 80.

Perché vi parlo... Perché nelle ultime settimane vi ho parlato di questi modelli di investimento quando, diciamo, principalmente mi occupo e ci occupiamo di trading sistematico?

Perché in realtà è molto utile comunque suddividere il rischio su varie operatività, quindi spesso trovare un modo per allocare eventualmente i profitti che derivano dall'attività sistematica, quindi dei sistemi più in senso stretto, diversificarsi e investirli diversificando efficacemente.

Ed ecco che questi modelli di asset allocation, piuttosto che di banale allocazione del capitale, possono sempre ritornare utili.

Dunque, dicevamo appunto di questo modello di allocazione, il Permanent Portfolio, che è stato ideato dall'analista Harry Browne negli anni ‘80. Diciamo che lo scopo di questo modello di allocazione, un po' similmente a quello che abbiamo già visto la volta scorsa di Ray Dalio con l'All Weather, ha l'ambizione di andare bene praticamente in tutte le fasi di mercato.

Per questo motivo l'autore suggerisce di dividere un portafoglio in quattro componenti equipesate, quindi ognuna con il 25% di capitale investito. In particolare, abbiamo il 25% in azioni americane (quindi banalmente si può tradurre con il 25%, ad esempio l'ETF sullo SPY, sarebbe l'ETF sull'S&P 500). Poi un 25% in titoli di stato americani a lungo periodo, quindi in questo caso possiamo sostituirlo con l'ETF TLT. Un 25% di cash, quindi di liquidità, e questa liquidità dovrebbe servire in periodo di recessione. È possibile utilizzare al posto della liquidità, ad esempio gli US Treasury Bills, quindi i bond a breve scadenza, e in questo caso io utilizzerò l’ETF su SHY, dove i bond hanno una scadenza residua da 1 a 3 anni. E in seguito l'ultimo 25% sui metalli preziosi, in particolare sul Gold. Lo scopo di questa parte dovrebbe servire come protezione durante i periodi di inflazione, di elevata inflazione.

Non ve l'ho detto prima ma il 25% di azioni dovrebbe servire nel periodo di prosperità e il 25% di bond a lungo termine, quindi quello che abbiamo detto appunto essere l'ETF sul TLT, dovrebbe servire sia durante i periodi di prosperità che durante i periodi di deflazione (il contrario dell'inflazione), quindi quando il Gold invece, o i metalli preziosi, non danno il massimo.

Mi sono sempre avvalso di questo software che abbiamo creato internamente di asset allocation e il bilanciamento di portafoglio avverrà annualmente. Quindi ogni anno verranno ripristinati i pesi di queste quattro componenti.

Iniziamo subito col vedere un test effettuato sugli ETF, quindi con gli strumenti che andrebbero poi di fatto negoziati anche direttamente. Qui a sinistra vedete la scala logaritmica perché, chiaramente, su un orizzonte temporale medio-lungo in generale conviene osservare il tutto su scala logaritmica, dato che c'è il reinvestimento dei profitti attivo.

È possibile notare come effettivamente questo modello sia riuscito a dare una costanza di risultati negli anni. Quindi sicuramente è un modello che ad esempio ha passato bene anche la fase del 2008 e 2009. Certo, non ha conseguito profitti, anzi leggere perdite probabilmente in questi periodi, o comunque ha sofferto un pochino, però tutto sommato rispetto a ciò che è successo possiamo vedere qui ad esempio che il drawdown di questa strategia è del 14,07% contro invece quello del benchmark, cioè l'S&P, che nello stesso periodo avrebbe fatto un drawdown del 57%. Quindi sicuramente la logica che ha avrebbe messo al riparo l'investitore da periodi particolarmente nefasti dei mercati.

Se andiamo a vedere anche anno per anno, tutto sommato, ad esempio nel 2008 si sarebbe conseguito un profitto del 2% mentre invece se avessimo detenuto - che ovviamente non si può detenere un indice – però, se avessimo detenuto il corrispettivo ETF sull'S&P 500, quindi SPY, avremmo sicuramente perso una grossa quantità di denaro. Infatti, qua avremmo perso circa il 38%. Quindi tutto sommato è una strategia che sembra comportarsi bene.

Andiamo però a vedere, sostituendo gli ETF con degli indici, che ovviamente non si possono comprare però ci è utile andare a fare questa simulazione per vedere anche su un periodo più lungo come si sarebbe comportato il tutto, perché questi ETF sono più di recente emissione quindi non possiamo andare troppo indietro a verificare quello che sarebbe successo. Quindi sostituendo invece gli ETF con gli indici possiamo andare molto più indietro.

Vediamo qui il test invece dal 1995. Quindi vediamo sicuramente più condizioni di mercato e anche più periodi di crisi, come ad esempio nei primi anni 2000 la crisi che c'è stata sul Nasdaq, del dot-com bubble. Vediamo che anche qui l'andamento sembra essere piuttosto costante. Sicuramente è molto più lineare rispetto invece a quello che è stato quello dell'S&P 500. Infatti, qui in molti periodi di crollo addirittura, questa strategia avrebbe guadagnato, avrebbe portato a casa dei guadagni, mentre invece l'S&P 500, la detenzione diciamo del solo S&P 500 avrebbero portato a delle perdite piuttosto grandi.

Anche qui vediamo che il drawdown della strategia è sensibilmente più basso rispetto a quello del benchmark.

Parlando in termini di ritorni, qui il ritorno medio annuale è il 6,57%, il C.A.G.R. Mentre invece quello dell'S&P500 è dell'8,87%, però espone comunque a dei rischi notevolmente più elevati come possiamo vedere anche dalla curva rossa che è nettamente più frastagliata.

Giusto per parlare anche dei tempi un po' più recenti, possiamo vedere questa cuspide qui è relativa a marzo 2020, quindi nel periodo più acuto e più di crisi della pandemia Covid sui mercati. Possiamo vedere che tutto sommato il drawdown in questo punto non è arrivato a più del 12% mentre invece se avessimo detenuto in portafoglio l'S&P 500 o un suo ETF, il drawdown sarebbe stato notevolmente più elevato, circa il 30-35%.

Quindi è una strategia piuttosto semplice da seguire, che richiede sicuramente poco impegno, perché con un ribilanciamento annuale su quattro titoli è sicuramente una strategia poco onerosa e molto semplice da seguire.

Bene ragazzi, questa era una breve disamina su questo argomento, quindi sul Permanent Portfolio. Abbiamo visto che cos'è, da cosa è composta questa strategia, quali sono i risultati nel passato che avrebbe conseguito, e abbiamo anche visto un po' quelle che possono essere le differenze rispetto alla strategia che abbiamo visto la volta scorsa, che era la All Weather di Ray Dalio.

Lascio a voi quindi approfondire ulteriormente l'argomento, che è sicuramente molto noto e discusso, e vi invito a mettere un like e a condividere questo video se vi è piaciuto.

Vi ricordo inoltre che al link qui sotto in descrizione potete trovare un webinar completamente gratuito in cui viene trattata un'introduzione alla costruzione di trading system e alla creazione di portafogli ben diversificati di strategie automatiche che seguono il metodo del 4 volte campione del mondo di trading Andrea Unger.

Ti do appuntamento ad un prossimo video per scoprire insieme altri aspetti legati al mondo dei trading system o comunque inerenti al trading online.

Ciao a tutti.

 

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Andrea Unger

Ciao, sono Andrea Unger, Trader professionista dal 2001 e unico a vincere per ben 4 volte il Campionato del Mondo di Trading con denaro reale.

Grazie a questi risultati sono spesso invitato come relatore in convegni in Europa, Stati Uniti e Asia. 

Sono inoltre autore di diversi libri, tra cui il primo in Italiano sulla Gestione del Rischio nel Trading, tradotto anche in Cinese e Inglese.

Metto a disposizione decenni di esperienza, di prove, di vittorie e sconfitte con le quali ho ideato un metodo scientifico, sistematico, replicabile e universale con cui, in soli 4 anni, più di 1.000 trader sono riusciti a rendersi autonomi.

Devi sapere infatti che gli studi dimostrano che solo il 25% dei trader guadagna, ma di questi ben il 90% lo fa con il trading sistematico...

Come mai allora i formatori insegnano quasi sempre solo il trading discrezionale? 

Non ti insegno a diventare ricco in poco tempo, ti insegno una professione che, con il duro lavoro, la passione, e sufficienti capitali potrebbe diventare la tua principale fonte di reddito.